Eco dei Comuni

Un colosso dai piedi di argilla

 Il limite del movimento cinque stelle è nella sua struttura “genetica”

Oramai è un colosso del panorama politico Italiano, detentore del consenso arrabbiato, gridato, urlato, per la verità più nel web che nelle piazze. Il web, il suo generatore e la sua anima, la materia prima che i suoi fondatori Roberto Casaleggio e Beppe Grillo hanno usato per dar vita ad un movimento atipico, senza spina dorsale gerarchica e istituzionale, aperto, nelle intenzioni originali dei suoi fondatori, ad ogni parere o critica che provenisse dai nipotini di “facebook” o dall’uomo della strada digiuno di politica ma non di conoscenza internettiana, dalla massaia annoiata ma ferrata in chat, o lo studente smanettone arrabbiato con la società, o ancora il precario incazzato con il sistema. Tutti protagonisti e tutti potenzialmente papabili ad un posto di rappresentanza politica. Il partito liquido, una innovazione senza precedenti nel panorama del dissenso. Ciò che all’inizio sembrava un esperimento, una “simulazione” di protesta virtuale, si è trasformato in movimento politico reale, uscendo dai pc e riversandosi nei palazzi istituzionali. Tutto bello, tutto incredibile, per i creatori e gli adepti, ma aimè tutto prevedibile nel suo impatto contro le tradizionali realtà politiche, estremamente organizzate nello scontro speculativo di palazzo, nella difesa degli status quo di casta, e nel pilotare le bocche di fuoco mediatiche ed istituzionali verso l’avversario politico. Ed è qui che i cinque stelle hanno subito i più duri contraccolpi, innanzitutto nel non ritrovarsi una linea gerarchica interna come riferimento e coordinamento operativo nella strategia generale, acuito dal fatto che molti eletti erano a completo digiuno di politica e di esperienza militante, dilettanti allo sbaraglio, diciamo così. Inoltre quello che era stato il seme evolutivo del movimento, cioè lo stesso web, diventava spesso e volentieri un generatore di disturbo, di inquietudine, riversando nei loro stessi rappresentanti politici tutte le proteste, obbiezioni, critiche, di chi, dietro una tastiera, grazie alla filosofia generatrice del movimento, si sentiva legittimo protagonista; aggiungiamoci le sirene interessate e istrioniche degli altri movimenti politici, i quali avendo fiutato l’inquietudine e il disorientamento di molti eletti, li iniziavano a circuire prospettando grandi vantaggi a lasciare quella manica di “pazzi” fuori controllo. Quello che è incredibile aggiungiamo noi, anche alla luce delle ultime vicende al comune di Roma, e nonostante i “demiurghi” del movimento già da un po abbiano iniziato ad apporre correzioni di linea e a innestare una qualsivoglia organizzazione gerarchica, è la facile prevedibilità di tutto ciò che è accaduto. Chiunque anche un minimo avvezzo alle questioni base di qualsivoglia organizzazione, poteva capire che un movimento improntato al libero dissenso, dove tutti possono decidere…dove tutti possono candidarsi al di là delle proprie esperienze, ma sopratutto dove nella iniziale struttura politica di rappresentanza risultava assente un direttorio eletto, riconosciuto e stabilizzato che impartisse i tempi e le strategie, la macchina si sarebbe presto bloccata, e l’azione politica si sarebbe presto vanificata e dispersa, in beghe interne, dissensi, guerriglie e sopratutto in fughe, che avrebbero portato nelle braccia aperte e impazienti dei tradizionali gruppi e partiti, molti eletti nei cinque stelle. Pensiamo che l’azione tardiva di correggere un gravissimo limite “genetico” del movimento, come l’innesto di una organizzazione gerarchica, sia stata un minimo migliorativa, alla luce delle contraddizioni dello stesso Grillo, ma non risolutiva. In realtà andava rivisto e riorganizzato il tutto, riducendo ad esempio l’influenza del web, che non doveva e deve essere fonte continua di inquietudine e disordine, potendo per esempio risultare importante in un primo tempo, in campagna elettorale, dibattito e nella linea politica oltre che nella scelta dei rappresentanti, poi andrebbe “spento” almeno come generatore di decisioni in corsa. Infine Grillo stesso è stato una fonte di disorientamento, non in grado di darsi lui stesso una disciplina personale e organizzativa, e ritagliarsi un ruolo stabile e inquadrabile coerentemente all’interno del movimento, ma ha preferito fare la scheggia impazzita al comando, che concedeva e toglieva libertà a seconda della sua verve mediatica, un errore pervicace e ferale, che ha contribuito alla lunga ai sobbalzi e agli inciampi del movimento degli ultimi tempi. I cinque stelle rimangono a tutt’oggi un colosso dai piedi di argilla. Urgono lavori di consolidamento strutturale, ruoli ben definiti, una rigida linea gerarchica, indicata dal web o no, e una risistemazione della stessa figura di Grillo con un ruolo ben definito e con funzioni ben inquadrate, allo stato attuale da l’idea di essere una mina vagante o peggio un “creatore” sopra tutto e tutti che come una “divinità” insondabile sui suoi “adepti” fa scendere le sue decisioni del momento, non ultima l’adesione all’Alde andata in malo modo e che ha lasciato interdetti e contrariati molti grillini. Se dovessimo descrivere la bussola o la rotta del movimento non avremmo dubbi a parlare di puro e semplice pressapochismo, tanto più grave se si pensa alle dimensioni raggiunte dal movimento.

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