Eco dei Comuni

Quartu, dopo lo stadio il nulla. Un’opportunità buttata.

Lo stato in cui versa attualmente Is Arenas. Sotto lo stadio Is Arenas nel campionato di serie A stagione 2012/13

 sono passati due anni dallo stop dell’avventura stadio a Is Arenas, cosa rimane?

All’inizio fu un frenetico via vai di autoarticolati, camion, gru, operai. Cellino aveva innestato la quarta e pareva che la città di Quartu Sant’Elena, potesse finalmente scuotersi da quel torpore di immobilità e oblio che da sempre caratterizza il terzo centro abitato della Sardegna, cioè una mera grossa realtà periferica del capoluogo sardo, senza nessuna attrattiva, e attanagliata da una perenne crisi lavorativa e recessiva. lo Stadio “provvisorio” del Cagliari e forse qualcosa di “più” in una assolata Estate del 2012 prendeva sempre più forma a ritmi vertiginosi nel vecchio campo comunale di Is Arenas. Grazie a un accordo dell’allora sindaco della città Mauro Contini e lo stesso presidente del Cagliari calcio Massimo Cellino, vulcanico padrone dellasocietà sarda, sfiancato da un lungo braccio di ferro con l’amministrazione cagliaritana e dal caso Elmas. In poco più di un mese gli abitanti di Quartu poterono assistere a quella che dopo tanti anni pareva finalmente essere una grande opportunità per convogliare sulla città l’interesse regionale e nazionale, e inoltre una possibilità di sviluppare un’indotto turistico e commerciale. Con le prime partite di Serie A, Quartu si riscoprì al centro dell’attenzione dei mass media nazionali, e a gli stessi abitanti non pareva vero di avere un gioiellino di stadio (a detta di molti addetti ai lavori) con un ottimo campo di gioco. Poi sappiamo come è andata a finire, si fecero i conti senza l’oste, presi da ottimistica frenesia operativa sia Cellino che Contini sbatterono in malo modo contro il muro delle istituzioni immobiliste e vendicative, vere e proprie “sacerdotesse” dello status quo in Sardegna. Prima i diritti “legittimi” dei bei fenicotteri rosa, poi fantomatici reperti archeologici, infine diatribe sui permessi, sulla tipologia della struttura, sulla sicurezza, non ultima la “grande” valenza sic dell’area ambientale. Non entreremo nel merito della lunga e complessa questione che portò tra l’altro nel Febbraio 2013 all’arresto del sindaco e del presidente della squadra, oltre al successivo abbattimento della stessa struttura. Quello che vogliamo sottolineare è il dopo, cosa si volle “difendere” e cosa è stato fatto. Si è bloccato e fermato tutto (al netto della legittimità regolamentare e delle irregolarità oggettive) per cosa? dopo quattro anni dalla demolizione noi pensiamo per “preservare” nient’altro che il  mero degrado. Ma davvero non ci si poteva accordare? senza scippare una rara opportunità per Quartu Sant’Elena e i suoi abitanti? davvero era necessario dispiegare un numero mai visto di uomini e mezzi della forestale? per difendere cosa? un’area degradata ricoperta di erbacce, ex campo comunale ora praticamente inutilizzata, tra l’altro in una zona urbanistica già compromessa? Questo era il “grande” problema di Quartu?  ridare alla cittadinanza la desolazione, l’inutilità? ne prendiamo atto. Quello che rimane di questa storia è la rara occasione sprecata, e una porta chiusa in faccia alle speranze e alle aspirazioni di una realtà depressa come Quartu. Si è voluti ritornare al malinconico torpore a all’antico oblio.

 

 

 

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