Eco dei Comuni

Quo vadis, Domine?

Dove sta andando la chiesa? a 53 anni dal concilio vaticano secondo poche luci e molte ombre

La direzione sembra inequivocabilmente progressista, come d’altronde furono le linee che il concilio voluto da Papa Roncalli delineò, linee che furono quelle proposte da un gruppo di cardinali del nord Europa, aspramente contrastate dalla frangia tradizionalista e che sfociò nello scisma di monsignor Lefevre. Dopo un papato stabilizzatore e classicamente sobrio come quello di Papa Montini, l’avento di Giovanni Paolo primo fece presagire nel suo brevissimo insediamento, grandi cambiamenti e una nuova concezione della politica della chiesa. Con Giovanni Paolo secondo, ci fu un cambiamento sopratutto mediatico, dove l’immagine ieratica e distante dei Papi lasciava il passo al presenzialismo popolare e comunicativo, senza però tralasciare l’origine del tradizionalismo polacco. Questo mix fu di una potenza straordinaria nel facilitare l’abbattimento della cortina di ferro. Era chiaro che i venticinque anni di papato di karol Wojtyla cambiarono la percezione dell’immagine del papa e della chiesa in più di una generazione, non solo, si notarono chiaramente le linee impostate dal  concilio per i decenni successivi. Con Papa Ratzinger ritornammo, anche per una impostazione caratteriale più dotta ad una reggenza più sobria, una singolare interruzione rispetto a ciò che sembrava oramai avviato. Forse un’inciampo della programmazione progressista? non lo sappiamo, ma come si è visto non è durata, e siamo con un Papa “emerito” in più. E veniamo ai giorni nostri, qui la linea progressista è parsa riprendere ed esplodere in tutta la sua evidenza. Con Bergoglio, la chiesa ha chiaramente voluto segnare quasi un punto di non ritorno. La linea che dal concilio arriva a Francesco è quella dell’adeguamento alla società: la chiesa sveste i panni di faro, di riferimento morale, e secolare e si conforma alle modifiche, financo alle “devianze”, al relativismo della società globalizzata e mutante. E’ un bene? per la chiesa dubitiamo fortemente, alla luce della forte e rinnovata domanda di punti di riferimento solidi, e di valori chiari e immutabili, che paradossalmente escono con prepotenza dalla confusione del nostro tempo; vedi l’espansione e la diffusione dell’altra secolare religione monoteista: l’islam, la cui struttura coriacea, e senza concessioni, indica con determinazione l’unica via a molti fedeli o atei in crisi di orientamento spirituale. Pensiamo che la chiesa cattolica abbia anche stavolta sbagliato i tempi, e abbia abbracciato con ritardo, non intravedendo l’inversione di tendenza, il forte progressismo di qualche anno fa. Il rischio è di essere travolta, annullandosi e sciogliendosi nel nulla del relativismo di quest’epoca, e nel contempo di perdere anche quelle anime assetate di valori chiari e immutabili.

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