Eco dei Comuni

Obama, il Nobel e i muri

in
Cultura http://www.ecodeicomuni.it/wp-content/uploads/2017/02/MURO.jpg http://www.ecodeicomuni.it/wp-content/uploads/2017/02/MURO-150x150.jpg Eco dei Comuni 0 http://www.ecodeicomuni.it/2017/02/21/obama-il-nobel-e-i-muri/#respond
578

L’ex presidente degli Stati Uniti aveva appena ricevuto il premio Nobel per la pace: era il 9 ottobre 2009. Ma a proposito dei criteri di assegnazione del premio, Obama aveva detto: “Ricevo questa onorificenza con profonda gratitudine e grande umiltà. È un premio che parla alle nostre aspirazioni più alte, il quale ci dice che, pur con tutta la crudeltà e le difficoltà del nostro mondo, non siamo unicamente prigionieri del fato. Ciò che facciamo conta e possiamo piegare la storia nel senso della giustizia.” Era comunque singolare che un tale riconoscimento andasse a un Presidente il quale, sia pure costretto dal ‘fato’, aveva appena inviato un nuovo contingente di 30.000 soldati in Afghanistan. Egli giustificava così i suoi interventi bellici: “Forse il problema maggiore è dato dal fatto che io sono il comandante in capo di una nazione impegnata in due guerre. Una di queste sta tuttavia esaurendosi. L’altra è un conflitto che l’America non ha cercato, un conflitto a cui prendono parte assieme a noi altri quarantatré Paesi, compresa la Norvegia, nel tentativo di difendere noi stessi e tutte le Nazioni da ulteriori attacchi…” È lecito pensare che mai, come in questo caso, il Machiavelli avesse ragione giustificando i mezzi impiegati a seconda del fine. Lo stesso Obama ammetteva che tanti altri avrebbero meglio meritato l’ambito riconoscimento: ‘King, Marshall e Mandela’. “I miei successi sono poca cosa. E poi ci sono gli uomini e le donne in tutto il mondo che vengono incarcerati e picchiati perché cercano giustizia; ci sono quelli che lavorano duramente nelle organizzazioni umanitarie per alleviare le sofferenze; ci sono quei milioni senza nome che con i loro atti silenziosi di coraggio e di compassione sono di ispirazione anche per il più cinico degli individui. Non posso contestare le ragioni di chi sostiene che questi uomini e queste donne – alcuni noti, altri sconosciuti a chiunque, tranne che a quelli che ricevono il loro aiuto – meritano questo riconoscimento più di quanto lo meriti io.” In altre parole, l’ex presidente appariva imbarazzato, tuttavia, per proteggere la sua nazione inviava contingenti consistenti in terre lontane.

Invece Trump, che si limita a impedire l’acceso nel territorio americano a chi non ne ha diritto è uno scellerato. Eppure egli ammette che l’ingresso dalla porta principale è consentito alle persone oneste e provviste di documenti. Questo sembra il modo più logico di gestire i flussi migratori. Se poi parliamo di muri, ricordiamo che il primo a difesa del territorio americano, fu eretto durante la presidenza di George H. W. Bush. Ma allora la cosa non destò scandalo alcuno. Nemmeno quando Bill Clinton approvò le operazioni Gatekeeper (in California), Hold the Line (in Texas) e Safeguard (in Arizona). Esse dovevano aumentare le risorse a disposizione della polizia di frontiera e scoraggiare l’immigrazione nonché il traffico di droga. Gli uomini e i mezzi della polizia di frontiera furono più che raddoppiati e vennero dotati di apparecchi all’avanguardia (anche per la visione notturna). Un muro da venti chilometri dunque c’era già, ma questo si aggiunse a quella che Clinton definì una barriera umana di agenti e polizia di frontiera. Grazie a queste iniziative, i migranti furono costretti verso il deserto, cosicché i loro viaggi furono resi assai più pericolosi di un semplice muro, infatti dal 1994 a oggi, quelle misure hanno prodotto più di undicimila morti tra coloro che tentarono di raggiungere gli Stati Uniti. Ma allora, non è molto più sano e onesto un freddo muro provvisto di ingressi ampi e legali?

http://www.ecodeicomuni.it/wp-content/uploads/2017/02/MURO.jpg
简体中文EnglishFrançaisDeutschItalianoРусскийEspañol