Alitalia, l’alibi

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Anni di sprechi, scelte sbagliate, lavorificio politico, ma qualcosa non torna.

Gli errori, ci sono stati è evidente, un susseguirsi di scelte scellerate e reiterate. la questione Alitalia sembra in scala il perfetto andamento del paese nella sua indefessa volontà di non cambiare, di mantenere gli sprechi e le rendite di posizione, la difesa delle caste, fregandosene se la “barca” brucia e affonda con tutti i suoi occupanti. E del resto la politica nella compagnia di bandiera ha sempre attinto a mani basse, utilizzandola per decenni come serbatoio clientelare, di occasioni lavorative per il proprio bacino elettorale ed operativo. Dopo diversi salvataggi in extremis, cambi di management, e di investitori, ultima Etihad Airways, la questione pare ormai aver raggiunto il limite e forse la fine. Si è raschiato il fondo e pure l’ultima speranza di una rinascita in chiave “esotica” è morta. Ma avendo elencato gravi ed endemici errori, e vizi, non si può non osservare, come il riassetto Europeo nel contesto della sciagurata globalizzazione senza regole, abbia non solo penalizzato il nostro paese, non solo non lo abbia difeso adeguatamente, ma lo continui a corrodere nei comparti strategici: dalle acciaierie, al manifatturiero, all’alimentare, alla moda, alla comunicazione, allo sport, al tecnologico, e al trasporto. Il nostro paese pare diventato l’hard discount a prezzi modici di una svendita colossale, a
vantaggio degli squali internazionali, dove per squali si intendono anche i “parenti serpenti” europei, Germania e Francia in testa, ma anche i beneficiari primari della jungla mondialista, Cina, “Tigri” dell’estremo oriente, India, e tutta quella realtà emergente “drogata” e “dopata” dalla finanza globalista, oltre che dai grandi speculatori americani. Alitalia in quanto comparto strategico del trasporto nazionale, non poteva che rientrare in questa pianificata disgregazione geopolitica ed economica del nostro paese, certo nel caso specifico come scritto sopra si è messo del proprio e parecchio, ma non possiamo non considerare che l’attuale panorama geostrategico europeo prevede, guarda caso, il presidio delle tre grandi compagnie di bandiera Francese, Tedesca e Inglese e la loro spartizione del grande traffico da e per il continente. Come al solito da sei anni a questa parte, i nostri governi, oramai telecomandati e indeboliti e senza sovranità, paiono voler assecondare o rispondere agli ordini di un disegno che vede il sacrificio economico, sociale, politico dell’Italia come parte di questa risistemazione geopolitica europea in un contesto globale. Le gravissime mancanze strategiche, politiche, del caso Alitalia, capitano ora a fagiolo per dare il colpo di grazia all’indipendenza strategica del trasporto Italiano, oltre che turistico e commerciale. Un paese come l’Italia con il suo enorme potenziale turistico e culturale, oltre che di importanza economica non può dipendere nei collegamenti dai “fratelli serpenti” o dalla Cina o dalla Malesya, è un fatto gravissimo e di cui i governi che si succederanno, di qualsiasi colore politico, dovranno comunque tenerne conto. i governi di Germania, Inghilterra e Francia lo sanno bene e già da tempo.