Eco dei Comuni

L’omicidio della destra

Dall’atlantismo di Almirante a Fiuggi passando per gli Hobbit e futuro e libertà

Vi è una brutta parola che ricorre nella destra del dopoguerra avanzato: “sdoganamento”, il farsi “accettare” e legittimare da terzi, e specialmente dagli acerrimi avversari: l’opinione pubblica di sinistra, abbracciando politiche care alla parte politica che più di ogni altra ha tenuto viva la divisione sociale, politica, storica nel nostro paese. Un chinare la testa al “vincitore” auto definitosi moralmente e culturalmente nella ragione e nel giusto. Il tutto Iniziando dal porgere la mano nel primo e medio dopoguerra alle istanze dei centristi, democristiani e movimenti cattolici vari, riconoscendosi certo, una diversa collocazione e prospettiva nella nuova società democratica occidentale, schierata dal di qua del muro,  grazie anche all’atlantismo di Almirante, padre storico e carismatico dell’ Msi, movimento post fascista, della prima ora. Parte pertanto anche da qui il lento picconamento dei pilastri, e dei valori che hanno radici più profonde dello stesso fascismo. Non per niente Gianfranco Fini sarà il delfino e “figlio” politico dello stesso Almirante, anche se degenere. A posteriori tutto potrebbe tornare, un Fini non nasce dal nulla, ma germoglia da piccoli, ed evidenti inizi di scalfitura, magari non evitabili visto il contesto storico, della cortina di ferro, ma presenti e tangibili. Quel Gianfranco Fini “figlio” anche… di John Wayne il “berretto verde”, che si era incoronato traghettatore della destra post Almirantiana, verso il nuovo millennio, che con il discorso di Fiuggi, questa si prima grossa picconata alla destra storica, apportò quelle gravi lesioni in cui sono affluiti, tra l’altro, “nani”, “gnomi”, ed elfi irlandesi, e improbabili saghe di altri lidi, oltre ad un “tumore” denominato destra “moderna” che non era altro che un termine nobile  per rappresentare l’annacquamento, il centrismo, l’apertura, la mollezza, il cerchiobottismo, il relativismo, in una parola il “progressismo”. Fini ha abbracciato questa deriva e ne ha fatto stendardo, ha apportato una politica di censura verso le vecchie liturgie e “cerimonie” ha rinnegato come Pietro al canto del gallo i valori fondativi, ha fatto quello che si dice buttare il bimbo con l’acqua sporca, la “sua” An era già una formazione minata dal centrismo, dal moderatismo, dovuta all’immissione della parte conservatrice della dissolta Dc nel tessuto tradizionale, del movimento, in funzione preparatrice dello scioglimento nel movimento Berlusconiano, salvo poi abbandonare a disastro fatto, per sposare una visione talmente progressista da essere praticamente irriconoscibile. Salto poi fallito miseramente, poichè dopo l’eccessiva diluizione c’è solo il nulla, e la mancanza di orientamento. Fini ha ucciso la destra italiana di “modernismo” e ha suicidato se stesso di eguale modernismo spinto. Seguendo le sirene nemiche ed avversarie di sempre, e anzi porgendogli il fianco, non poteva che finire così. Ora rimangono solo macerie e un popolo disilluso e allo sbando.

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