La caduta dell’azzurro

Mexico 70, altra generazione di giocatori…

La caduta degli azzurri del calcio è solo l’ennesima debacle delle nostre eccellenze

Ed è profondo buio pure per il calcio nazionale, niente, non riusciamo a tenere alto nulla, dai panettoni, alla moda, ai festival, alle nostre manifatturiere, ora anche la nazionale di calcio, che peraltro dopo la vittoria ai mondiali 2006 non ha fatto che galleggiare nella mediocrità, a parte un secondo posto agli Europei persi malamente in finale con la Spagna. Già da tempo il campionato di calcio più “bello” del mondo, aveva visto perdere posizioni nella classifica dei più gettonati a livello internazionale, per mancanza di veri investimenti, per vetustà degli stadi, per una sempre ingombrante presenza burocratica, per disinteresse dei grandi magnati verso le nostre squadre, anche  quelle più blasonate, di conseguenza, mancanza sempre più evidente di fuoriclasse di livello mondiale, e di presenza di sole terze, quarte, scelte nel panorama del nostro campionato. Morale, forse solo la Juventus è riuscita a concedersi uno svecchiamento ed una proiezione futura, grazie a un proprio stadio alla sua altezza, le altre società continuano a barcamenarsi coi dinieghi e gli ostacoli delle varie amministrazioni comunali, non propense a concedere facilitazioni o autorizzazioni per nuove e oramai indispensabili strutture di fruizione e promozione, capaci di reggere l’era digitale e mediatica globale. Parimenti non vi è un serio ed organizzato sistema di programmazione e vivai, oltre a poca valorizzazione per la stessa nazionale. Come è tipico dell’Italia, dopo il 2006(che pure avveniva in un contesto altrettanto nero per la federazione, vedi scandalo corruzione) ci si è seduti e forse sdraiati sugli allori, e non si è fatto tesoro della potente spinta di emulazione che i campioni mondiali potevano dare a tutto il movimento a partire dalle nuove leve, non si è costruito nulla, si è lascito affievolire tutto il buono della spinta euforica e mediatica, per arrivare alla situazione attuale. Ma questo è un problema non solo del calcio, ma di tutto il sistema paese, si arriva ai vertici e non si sa rimanere, nonostante il vantaggio del background, della qualità, non si guarda alto, non si cresce, ci si siede, e si sa, se non cresci e non ti evolvi, stagni e “deperisci” oltre a diventare facile preda di ogni predone finanziario che oramai pervade il mondo globalizzato, o per quanto riguarda lo sport rischi di essere preso a calci nei “denti” dall’ultima realtà emergente ed affamata che si affaccia alla ribalta mondiale. Il blasone ti rimane sotto le scarpe, serve a poco, serve continua programmazione, ed evoluzione, oltre che la vision giusta, altrimenti si è destinati a soccombere sui propri allori ingialliti.

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