Globalizzazione o “cinesizzazione”, Unione Europea o Unione Tedesca?

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Dobbiamo intenderci su cosa sono realmente i totem del pensiero unico

La svolta di Donald Trump riguardo l’istituzione dei dazi alla Cina ha fatto insorgere le solite bocche indignate dell’establishment globalista, coloro cioè che perseguono a testa bassa e impongono ai paesi la loro visione panfinanziaria e commerciale, dimenticando che la Cina applica dazi sulle merci di parecchi paesi oltre che limiti di importazione, America compresa. In questi decenni la cd globalizzazione è stata più che altro un libero mandato alla Cina di muoversi in lungo e in largo senza regole, in tema di diritto del lavoro, qualità dei prodotti, controllo sanitario, e leale tutela della proprietà intellettuale delle invenzioni, merci e prodotti. Ne è conseguita una sleale e incontrollabile ondata di iniziative espansive che hanno messo in ginocchio, o quasi le imprese occidentali, non potendo queste ultime opporre una benchè minima resistenza alla possente forza produttiva della nazione asiatica. Ne sa qualcosa proprio l’America. Trump ha solo posto un minimo di sbarramento a questa deriva innescata da Clinton negli anni 90, e soprattutto ha posto un freno a questo supino atteggiamento dell’occidente verso un mercato non ancora reciprocamente penetrabile, ma che si traveste ancora, mediaticamente da “opportunità” per l’occidente. Da qui lo smascherare quello che più che una globalizzazione in senso generale appare in realtà una globalizzazione “cinese”. Stessa cosa per la sempre maggior espansione delle nazioni arabe del golfo, estremamente favorite nei loro investimenti in occidente. Non potevamo tralasciare la questione Europa, ed euro, parimenti, ci troviamo in una accettazione germanica del contesto europeo, non si capisce come mai o si è europeisti o si è fuori, e non si faccia strada una terza via, europeisti si ma non “germanofili”. Che il “pacchetto” Ue debba prevedere l’egida tedesca non sta ne in cielo ne in terra, l’essere europeisti non necessariamente porta ad essere germano centrici, anzi, pensiamo che solo un serio e forse duro dibattito, fino allo scontro sulla leadership tedesca possa dare vera linfa vitale al concetto di Europa, di vera Europa. Voler difendere veramente l’europeismo contro le spinte cd “populiste” porta gioco forza a farsi portatori di una nuova visione della Ue, un ritorno alla concertazione tra stati alla pari, in caso contrario si potrebbe supporre che i cd europeisti ed euristi intransigenti, in realtà non siano altro che semplici “germanofili” e aggiungeremmo “al soldo”   della stessa Germania, il che smaschererebbe la vera vocazione di molte “belle” anime pie della finanza globale e progressista.

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